I servizi sociali
Apc-Lazio/ censis: +40% servizi sociali offerti dal 2001 ma ancora non bastano, 2 asili su 3 costretti a rifiutare bambini
Roma, 17 Marzo (Apcom) – i servizi sociali offerti dalla regione Lazio sono aumentati rapidamente negli ultimi anni. Il 40% delle strutture e dei servizi socio-assistenziali è stato attivato a partire dal 2001 e quasi il 21% è stato avviato nel triennio 2004-2006. Lo afferma il primo rapporto sui servizi sociali del Lazio, curato dal censis, e presentato questa mattina dal presidente Piero Marrazzo, dall’assessore alle politiche sociali Anna Coppotelli e dal presidente del centro studi Giuseppe de Rita.
Strutture e servizi socio-assistenziali
Nel Lazio le strutture e i servizi socio-assistenziali sono complessivamente 2.462 E offrono assistenza a 329mila utenti (circa 2.200 Disabili, 2.200 Minori, di cui più di 800 stranieri) grazie al lavoro di 26mila persone. Dal 2001 è stata attivata la gran parte delle strutture per persone affette da patologie invalidanti (come i centri diurni Alzheimer) e dei servizi socio-educativi per la prima infanzia (oltre l’81%), più del 71% delle case-famiglia per anziani, oltre 64% delle ludoteche, il 57% dei centri diurni per le persone con problemi psico-sociali e più del 51% delle case-famiglia per minori.
Progresso per i servizi sociali
“E’ una soddisfazione – ha commentato Marrazzo – valutare che nei servizi sociali c’è stata una grande accelerazione tra il 2004 e il 2007. E’ successo – ha continuato – perché abbiamo creduto nelle politiche sociali. Anche grazie agli strumenti di cui ci siamo dotati, come questa indagine del censis, ci rendiamo conto che i cittadini chiedono sicurezze sociali: il lavoro, il reddito quando il lavoro non c’è più e la casa, aiuti per pagare l’affitto e il mutuo. E poi servono sostegni per chi ha una fragilità in famiglia, come un malato di Alzheimer o un minore con un disagio”. Dal rapporto del censis emergono però ancora pesanti criticità : quasi il 38% delle strutture e dei servizi interpellati, e addirittura il 65% degli asili nido, ha dovuto rifiutare l’ospitalità o il servizio a persone che rientravano nella propria tipologia di utenza di riferimento. “L’offerta quindi – segnala il censis – pur incrementata non basta ancora a soddisfare la domanda”.